Rassegna Artistica Bresciana Itinerante
Il punto della situazione
Una antica sentenza latina dice che carmina non dant panem, esortando
più o meno a non affidare il proprio sostentamento alla poesia o
meglio, a tutto ciò che esula dai commerci, dagli affari e dalle
industrie umane produttive, ma da questo aforisma –
classicheggiante e pragmatico – noi invece partiamo, come da una
provocazione, per rivalutare la dimensione umana non immediatamente
utilitaristica e cerchiamo di aprire una finestra su questa sponda
così imprevedibile, ineliminabile e spesso insondabile
dell’essere umano che parla di necessità spirituali come
fondamento della concretezza fisica. Perché questo è il
fatto, nessuno disprezza il pane anzi, proprio per il pane ogni giorno
ci alziamo all’alba, trangugiamo un caffè e ci immergiamo
rapidamente nei traffici quotidiani, gli uffici, la fabbrica, il
cantiere, il laboratorio, la scuola e ciascuno ha caro il suo negotium.
Ma proprio nella sua intima costruzione lessicale questa parola latina
– come in italiano peraltro – propone la negazione di
quell’otium che secondo Cicerone non aveva nulla a che spartire
con l’accidia o l’indolenza, ma era un tempo dignitoso, da
dedicare a se stessi per ascoltare le proprie necessità e le
proprie esigenze. Uno stimolo insomma, che invita a concludere ogni
affare presto e bene per godere – ad impresa finita – del
tempo indispensabile a riappropriarsi dell’unità di corpo
e anima, per nutrire questa alle sponde della poesia e lasciare che
quello se ne ristori.
Poesia in senso lato naturalmente, non – o almeno non solo
– Il cinque Maggio di manzoniana memoria che spunta dalle
drammatiche reminiscenze scolastiche, né altre testimonianze
parimenti raccolte dalle sillogi afflittive della nostra giovinezza. Ma
poesia come espressione di libertà che – costruita con
l’ingegno e con l’impegno, con la mente e con il cuore
– sappia catturare l’attenzione e l’ammirazione del
pubblico, sempre più numeroso, che affolla gli appuntamenti
annuali di questa Rassegna Artistica Bresciana Itinerante. E in questa
ponderosa definizione è racchiuso tutto il senso della
manifestazione, dei suoi confini e della sua dimensione, che raccolgono
il peso delle creatività e delle ingegnosità locali per
esporlo su un tavolo la cui posizione non è rigorosamente fissa
anzi, si è fatto itinerante, o meglio vagante, divenendo di
fatto ospite di anno in anno delle piazze provinciali più
prestigiose, per togliere ogni sospetto di ingessatura istituzionale.
Detto questo, si scopre anche immediatamente perché diventa
difficile definirne i contorni. Né gruppo, né
associazione, non un preciso luogo espositivo, non un museo, una mostra
permanente, insomma soltanto un vago e indefinito contenitore che
assomiglia molto alla variegata ed effimera vita delle bolle di sapone.
E come le bolle dei giochi infantili questa rassegna eterea e
fantasiosa vaga qua e là per la provincia con le sue iridescenze
accattivanti e si appoggia ai capricci di una brezza ideale che spira
improvvisa, aspettando l’animo schietto di chi nel cuore è
ancora fanciullo e la insegue con gioia, prima che improvvisamente gli
svanisca tra le mani. Si potrebbe dire che è come un sogno
magari ricorrente, ma che di volta in volta si aggiusta prolungando le
attese, moltiplicando le compiacenze o bruscamente interrompendo una
piacevole frequentazione.
Insomma questi espositori non sono professionisti – o almeno non
si tratta di professionisti per quanto concerne la materia in
esposizione – pur tuttavia la categoria del
“dopolavorismo” non gli rende giustizia, come non rende
giustizia alla portata creativa dell’animo umano che
quotidianamente si piega sì alle industrie della
necessità, ma esplode poi in una miriade di insospettabili
rivoli di attività, studi e ricerche. Pittori e scultori su
innumerevoli varietà di supporti (pietra, legno, tela, seta) con
altrettanta varietà di tecniche, decoratori e poeti,
realizzazione di oggettistica, raccoglitori delle più impensate
rarità, esperti di bonsai, il campo è aperto a chiunque
desideri mettere in gioco le sue capacità sia solo per
manifestarne l’esistenza, sia – e perché no –
per crearsi una nicchia di mercato nella quale perpetuare le personali
abilità. Tutta la flessibile e sfaccettata realtà
dell’ingegno bresciano ha diritto di asilo in queste rassegne.
Ecco perché l’annuale riproposizione della manifestazione
non è una rigorosa riedizione di quella precedente, ma segue una
legge estemporanea, nelle dimensioni, nella composizione e nella scelta
dell’itinerario da percorrere, su e giù nella
eterogeneità del paesaggio bresciano che spazia dalle montagne
ai laghi, dalla pianura alla città.
Anche questa insomma è una pagina
dell’industriosità bresciana, che ciascun autore
può gelosamente riservare alla dimensione personale o – a
suo piacimento – offrire in questa rassegna ad una fruizione
allargata. Un balcone, per così dire, al quale il pubblico si
affaccia per verificare la perpetuazione della tradizionale
dinamicità dell’ambiente bresciano.